Trofie al pesto

Presentazione
Le trofie al pesto sono uno dei piatti più conosciuti della cucina ligure: piccoli riccioli di pasta di sola farina e acqua, attorcigliati a mano, conditi con il pesto di basilico. La pasta ha una consistenza soda e un po' ruvida, che trattiene il condimento, mentre il pesto porta il profumo fresco del basilico, la dolcezza dei pinoli e la sapidità dei formaggi stagionati. L'errore più comune riguarda proprio il pesto: frullato a lungo, il basilico si scalda, diventa scuro e prende un gusto amarognolo. Un altro sbaglio è condire la pasta con il pesto denso, appena tolto dal mortaio, che si appiccica in grumi invece di avvolgere le trofie. Lavorando il pesto nel mortaio e allungandolo con un po' di acqua di cottura, il condimento diventa cremoso e resta verde. Le trofie fatte in casa chiedono tempo, ma il gesto si impara presto.
Ingredienti
| Per le trofie | |
|---|---|
| Farina 00 | 300 g |
| Acqua tiepida | 150 ml |
| Sale | q.b. |
| Per il pesto | |
| Basilico genovese | 50 g |
| Aglio | 1 spicchio |
| Pinoli | 15 g |
| Sale grosso | 1 pizzico |
| Parmigiano Reggiano grattugiato | 40 g |
| Pecorino grattugiato | 20 g |
| Olio extravergine d'oliva | 80 ml |
Preparazione
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Lava le foglie di basilico in acqua fredda senza strofinarle, poi stendile su un canovaccio pulito e tamponale delicatamente. Lasciale asciugare all'aria per qualche minuto. Le foglie bagnate diluiscono il pesto e lo fanno annerire, quelle maltrattate si ammaccano e si ossidano.

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Nel mortaio di marmo pesta l'aglio con il sale grosso fino a ridurlo in crema. Aggiungi i pinoli e poi il basilico poco alla volta, schiacciando le foglie contro le pareti con un movimento rotatorio del pestello, senza battere. Quando il basilico è ridotto in una crema verde brillante, unisci i formaggi e infine l'olio a filo, mescolando. Il marmo resta fresco e non scalda le foglie.

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Per le trofie disponi la farina a fontana con un pizzico di sale e versa l'acqua al centro poco alla volta, impastando fino a ottenere un panetto liscio e sodo. Avvolgilo nella pellicola e lascialo riposare 30 minuti a temperatura ambiente. Il riposo rilassa il glutine e rende l'impasto più facile da lavorare.
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Stacca un pezzetto di impasto grande come un cece e rotolalo con il palmo della mano sulla spianatoia appena infarinata, spingendo in diagonale: si allunga e si attorciglia formando una piccola spirale affusolata. Disponi le trofie su un vassoio infarinato, senza sovrapporle. Se l'impasto scivola, la spianatoia è troppo infarinata: deve fare un po' di attrito.

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Porta a bollore abbondante acqua salata e cuoci le trofie per 8-10 minuti, assaggiandole: devono essere sode ma non crude al centro. Prima di scolarle, preleva un mestolo di acqua di cottura. Metti in una ciotola il pesto che ti serve e allungalo con due o tre cucchiai di quest'acqua, mescolando finché diventa una crema fluida.

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Scola le trofie e trasferiscile in una padella larga, a fuoco spento. Aggiungi il pesto diluito e mescola con un cucchiaio di legno per un minuto, finché ogni trofia è avvolta da una crema verde e lucida. Non accendere il fuoco: il calore farebbe annerire il basilico.

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Servi subito, con un filo d'olio e un po' di formaggio grattugiato. Se avanza del pesto, mettilo in un vasetto di vetro, premilo con il dorso di un cucchiaino per eliminare l'aria e coprilo con un velo d'olio. L'olio lo isola dall'aria e ne conserva il colore.

Conservazione
Le trofie al pesto vanno mangiate appena condite. Il pesto avanzato, in un vasetto chiuso e coperto da un velo d'olio, si conserva in frigorifero per 3 giorni; rinnova l'olio ogni volta che ne prelevi un po'. Si può congelare senza formaggi, in piccole porzioni, per 2 mesi: i formaggi si aggiungono dopo lo scongelamento. Le trofie crude si congelano su un vassoio infarinato e si cuociono senza scongelarle.
Consiglio
Il pesto teme il caldo, e l'ho capito in trattoria la prima volta che l'ho frullato troppo a lungo: era diventato scuro e amaro. Da allora, prima di cominciare, metto il mortaio e il pestello per mezz'ora nel posto più fresco della cucina, e se uso il frullatore lo faccio a impulsi brevi, con il bicchiere passato in frigorifero. Per le trofie serve un po' di pazienza: le prime venti vengono storte, poi la mano trova il movimento e diventano tutte uguali. Se non c'è tempo, quelle secche del pacco vanno bene. Nell'acqua della pasta aggiungo una patata a dadini e qualche fagiolino, come si usa in molte case e come facevo in mensa: il piatto diventa più ricco e l'amido della patata aiuta la crema.