Sarde a beccafico

Presentazione
Le sarde a beccafico sono un secondo della tradizione siciliana: piccoli involtini di sarde aperte a libro e farcite con pangrattato tostato, uvetta, pinoli e prezzemolo, cotti in forno con foglie di alloro e fettine d'arancia. Hanno un sapore che mescola il dolce e il sapido, il profumo degli agrumi e una consistenza morbida, con il ripieno appena croccante. Il nome, secondo la tradizione popolare, richiama i beccafichi, piccoli uccelli farciti che si servivano sulle tavole ricche e che la cucina povera imitava con il pesce azzurro. In Sicilia ne esistono diverse versioni; questa è quella al forno, con gli involtini. Gli errori più comuni sono un pangrattato non tostato, che resta pastoso, e una cottura troppo lunga, che secca le sarde. Con pesce freschissimo e pochi minuti di forno si ottengono involtini morbidi e saporiti.
Ingredienti
| Sarde fresche | 800 g |
| Olio extravergine d'oliva | 6 cucchiai |
| Pangrattato | 100 g |
| Uvetta | 40 g |
| Pinoli | 30 g |
| Filetti di acciuga sott'olio | 2 |
| Zucchero | 1 cucchiaino |
| Prezzemolo | q.b. |
| Arancia | 1 |
| Alloro | q.b. |
| Sale | q.b. |
| Pepe | q.b. |
Preparazione
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Pulisci le sarde: elimina la testa e le interiora, poi apri ogni sarda a libro facendo scorrere il pollice lungo la lisca. Stacca la lisca centrale tirandola dalla testa verso la coda e spezzala alla base, lasciando la coda attaccata. Sciacquale velocemente e asciugale su carta da cucina, con la pelle verso il basso. Scegli sarde dall'occhio vivo e lucido, con la pelle brillante e la carne soda al tatto: il pesce azzurro si deteriora in fretta e va cucinato in giornata. Se preferisci, chiedi al pescivendolo di aprirle per te.

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Metti l'uvetta in ammollo in acqua tiepida per 10 minuti, poi strizzala. In una padella scalda tre cucchiai d'olio e tosta il pangrattato a fuoco medio, mescolando di continuo, per 4 o 5 minuti, finché diventa color nocciola e profuma di pane tostato. Togli dal fuoco: il pangrattato continua a scurirsi per qualche secondo nella padella calda.
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Nella stessa padella, fuori dal fuoco, unisci le acciughe spezzettate e lasciale sciogliere nel calore residuo. Aggiungi l'uvetta, i pinoli, lo zucchero, il prezzemolo tritato, un pizzico di sale e il succo di mezza arancia. Mescola: il ripieno deve essere umido e sgranato, e stringendolo tra le dita deve compattarsi appena.

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Accendi il forno statico a 190 gradi. Metti un cucchiaio scarso di ripieno al centro di ogni sarda, dalla parte della carne, e arrotolala partendo dalla testa verso la coda. Premi leggermente: l'involtino deve chiudersi da solo, con la coda verso l'alto.

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Ungi una teglia e disponi gli involtini stretti l'uno accanto all'altro, con le code verso l'alto, così si sostengono a vicenda. Tra un involtino e l'altro infila una foglia di alloro e una mezza fettina sottile d'arancia. Spolvera la superficie con il ripieno avanzato.

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Completa con un filo d'olio versato con un cucchiaio su ogni involtino e qualche goccia del succo d'arancia rimasto. L'olio tiene morbida la superficie e aiuta il pangrattato a dorarsi in forno.

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Cuoci nel ripiano centrale per 15-20 minuti, finché la superficie è dorata e la carne delle sarde, ai bordi, è diventata bianca e opaca. Non prolungare la cottura: le sarde sono piccole e si asciugano in fretta. Lascia riposare cinque minuti prima di servire.
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Servile tiepide o a temperatura ambiente, come si usa in Sicilia. Tagliando un involtino devi trovare la sarda morbida e il ripieno compatto, con l'uvetta e i pinoli ben distribuiti.

Conservazione
Le sarde a beccafico si conservano in frigorifero per due giorni, in un contenitore chiuso. Sono buone anche fredde, ma è meglio toglierle dal frigorifero mezz'ora prima di servirle; in alternativa si scaldano per pochi minuti in forno a 160 gradi. Non conviene congelarle cotte, perché il pesce perde consistenza.
Consiglio
In monastero il pane raffermo non si butta, e le sarde a beccafico sono uno dei modi migliori per usarlo. Il pangrattato lo faccio con il pane di due o tre giorni, grattugiato grosso: dà un ripieno più rustico di quello comprato. Lo tosto in padella con calma, senza allontanarmi, perché pochi secondi fanno la differenza tra nocciola e bruciato. Suor Carmela riconosce la cottura delle sarde dall'odore, che cambia appena il pangrattato in superficie prende colore, e con gli anni ho imparato a farlo anch'io. Le sarde le prepariamo in primavera e d'estate, quando sono nella loro stagione e costano poco. Se sono molto piccole, le accoppio a due a due con il ripieno in mezzo, come un panino, e accorcio la cottura di qualche minuto.