Cipolline in agrodolce

Presentazione
Le cipolline in agrodolce sono un antipasto e un contorno della tradizione del Nord, preparato soprattutto in autunno e d'inverno, quando le cipolline sono di stagione. Si usano le borettane, piccole e schiacciate, che prendono il nome da Boretto, in provincia di Reggio Emilia. Dopo una cottura lenta in zucchero e aceto diventano tenere, dolci e lucide, avvolte da una glassa scura dal sapore insieme dolce e acidulo. Accompagnano bene bolliti, arrosti e formaggi stagionati. Il primo errore è pelarle tagliando troppo la base: le cipolline si aprono a strati durante la cottura. Il secondo è aggiungere subito l'aceto a fuoco alto, che le rende dure e pungenti. Con una pelatura attenta e una cottura dolce restano intere e morbide.
Ingredienti
| Cipolline borettane | 600 g |
| Olio extravergine di oliva | 2 cucchiai |
| Burro | 20 g |
| Zucchero | 30 g |
| Aceto di vino rosso | 60 ml |
| Acqua calda | 100 ml |
| Alloro | 2 foglie |
| Sale | q.b. |
Preparazione
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Scegli cipolline borettane sode, della stessa grandezza, con la buccia esterna dorata e asciutta. Scarta quelle con germogli verdi o parti molli. Per pelarle più facilmente, immergile per 2 minuti in acqua bollente e poi in acqua fredda: la buccia si stacca quasi da sola. Questo passaggio evita anche gran parte delle lacrime, perché le sostanze irritanti si liberano meno.

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Con un coltellino taglia solo la punta delle radici, senza togliere la base, che tiene insieme gli strati. Sfila la buccia esterna e la prima pellicina. Raccogli le cipolline pelate in una ciotola e asciugale con un canovaccio, perché devono rosolare e non bollire.

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In una padella larga scalda l'olio con il burro e aggiungi le cipolline in un solo strato. Lasciale rosolare a fuoco medio per 8-10 minuti, girandole di tanto in tanto, finché sono dorate su entrambi i lati. La rosolatura dà il primo colore e un sapore leggermente tostato. Non mescolare di continuo: le cipolline devono restare ferme qualche minuto per dorarsi.

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Distribuisci lo zucchero sulle cipolline e lascialo sciogliere a fuoco medio per un paio di minuti, mescolando, finché comincia a caramellare. Versa l'aceto e lascialo sfumare per un minuto, finché l'odore pungente si attenua. Lo zucchero caramellato, unito all'aceto, forma la base della glassa.

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Aggiungi l'acqua calda, le foglie di alloro e un pizzico di sale. Abbassa il fuoco al minimo, copri e lascia cuocere per 25-30 minuti, girando le cipolline ogni tanto con delicatezza. Devono cuocere piano, nel loro sugo, senza attaccarsi. Se il liquido si asciuga troppo presto, aggiungi qualche cucchiaio d'acqua calda.

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Togli il coperchio e alza un poco la fiamma per gli ultimi 5 minuti, scuotendo la padella, finché il sugo si riduce a una glassa densa e lucida che avvolge le cipolline. Infilando una forchetta, devono essere tenere fino al centro ma ancora intere. Elimina l'alloro, che ha già ceduto il suo profumo.

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Lascia intiepidire le cipolline nella padella, perché la glassa si addensi ancora un poco. Servile tiepide o a temperatura ambiente, versando sopra il fondo di cottura. Sono ancora più buone il giorno dopo, quando l'agrodolce si è distribuito anche negli strati interni. Prima di servirle assaggiale e, se il sapore è troppo acido, aggiungi un pizzico di zucchero e scaldale un minuto.
Conservazione
Le cipolline in agrodolce si conservano in frigorifero per cinque o sei giorni, in un barattolo di vetro chiuso, coperte dalla loro glassa. Prima di servirle conviene toglierle dal frigorifero mezz'ora prima o scaldarle appena in padella con un cucchiaio d'acqua. Si possono anche congelare per un mese, ma scongelate risultano più morbide. La glassa rimasta nel barattolo è ottima per condire un'insalata o per accompagnare un formaggio fresco.
Consiglio
Tra i piccoli produttori di ortaggi che ho seguito c'erano coltivatori di cipolline, e da loro ho imparato a riconoscere quelle buone: devono essere sode, con la buccia sottile e secca che scricchiola tra le dita, senza germogli. Quelle raccolte da poco e conservate bene in un luogo asciutto mantengono a lungo il loro sapore dolce. Per l'aceto preferisco quello di vino rosso, di buona qualità, che dà alla glassa un colore scuro e un sapore rotondo; con l'aceto balsamico il risultato è più dolce e scuro. Un'altra variante che faccio spesso è aggiungere qualche chiodo di garofano durante la cottura. Le porto in tavola con un bollito misto o con un tagliere di formaggi stagionati, e ne preparo sempre un barattolo in più, perché tengono bene e sono pronte per la cena di un giorno qualunque.